lunedì 7 agosto 2017

Malga Ra Stua-Rifugio Sennes-Rifugio Biella





Una lunga escursione ma priva di difficoltà e adatta anche a famiglie con bambini (che si divertiranno a guardare le numerose marmotte presenti sul territorio!), magari accorciandola senza raggiungere il Rifugio Biella. Il percorso si snoda tra il Parco delle Dolomiti d'Ampezzo e il Parco Naturale di Fanes-Sennes-Braies, circondato da paesaggi verdissimi e fiabeschi.
Si percorre la strada statale 51 fino alla località Fiames  si lascia l'auto nell'ampio parcheggio gratuito. Da qui, come indicato dai cartelli, parte il servizio navetta che raggiunge il bivio nella località S. Hubertus e percorre i circa 3 km di starda stretta chiusa al traffico a luglio e agosto che conduce alla Malga Ra Stua, 1695 m. 
é possibile salire a piedi alla malga.. ma questo implica allungare tempi e lunghezza dell'escursione.. A vostra scelta! ;) 
(In inverno il tratto tra S. Hubertus e la Malga è chiusa al traffico e manca il servizio navetta, per cui è necessario salire a piedi!)
La Malga offre ottimi piatti tipici ed è circondata da pascoli disseminati da mucche, cavalli, asinelli.. 
Iniziamo la nostra escursione imboccando il sentiero n. 6, una comodissima carrareccia affiancata dal torrente Boite e da un rado bosco che conduce, in circa 20 minuti, quasi in piano, al Campo Croce, 1756 m. Si tratta di un'ampia radura dove gironzolano molte marmotte! 
Da qui il sentiero 6 presenta una moderata salita che risale la Val Salata. Sulla destra siamo sovrastati dalle rocce rossastre delle Crepe de Socroda.
Terminato il breve tratto di salita, si apre alla vista un altipiano dominato da pini mughi: Pian de Lastra. 
- Davanti a noi svetta il Munt de Sennes, 2787 m. 
- Alle nostre spalle da sinistra verso destra ammiriamo la Croda Rossa, il Cristallo e il Sorapis
- Alla nostra sinistra abbiamo il Col Bechei, 2794 m.

Poco dopo, ignoriamo il bivio per il Rifugio Biella e proseguiamo dritti e improvvisamente compare sulla sinistra il Rifugio Sennes, 2176 m. adagiato su un verde avvallamento. 
Abbiamo impiegato 2 ore per compiere i 5.5 km di distanza da Malga Ra Stua. 
Dopo esserci rifocillati, riprendiamo il cammino. Riprendiamo inizialmente a ritroso il sentiero fatto all'andata, fino a ritrovare il bivio per il Rifugio Biella. Quindi stavolta giriamo a sinistra! Proseguiamo il cammino sul sentiero 6 che prosegue sempre con sembianze di una comoda carrozzabile in leggera salita. Davanti a noi la Croda Rossa, sulla destra ammiriamo l'altipiano appena lasciato che rimane via via sempre più basso rispetto a noi.
Raggiungiamo Ota del Barancio, 2190 m. sempre e da qui il paesaggio fino al Biella diviene lunare.. Davanti a noi la particolare parete liscia della Croda del becco, 2810 m. Il rifugio Biella (2327 m.) compare all'ultimo, sulla destra.. Difficile da individuare perchè mimettizzato! Per raggiungerlo dal Rifugio Sennes abbiamo impiegato circa un'ora e mezza. 
Spettacolare la vista della Cima della Croda del Becco dal rifugio!!

Abbiamo effettuato il ritorno per la stessa via dell'andata.
In totale (andata più ritorno) l'escursione è lunga circa 23 km. 
 Vi lascio ora alla visione del video dell'itinerario. 
Buona montagna! 
Elisa








mercoledì 20 luglio 2016

Giro dei Cinque Laghi


Oggi vi accompagno virtulamente a Madonna di Campiglio (Tn) per parlarvi di una magnifica escursione nel Parco Naturale Adamello Brenta, nota col nome di "Giro dei Cinque Laghi".
Si tratta di un itinerario che offre straordinarie vedute delle Dolomiti di Brenta e che non presenta grandi difficoltà.
Vi sono diversi possibili punti di partenza, io ho scelto di lasciare l'auto a Malga Nambino, raggiungibile con le indicazioni poste sulla statale che collega Madonna di Campiglio a Passo Carlo Magno.

Il sentiero 217 comincia con una comoda carrareccia per poi proseguire più stretto nel bosco, costeggiando un torrente. 
In circa 40 minuti all'affollato lago e rifugio: Nambino, 1768 m. 
Da qui imbocchiamo il sentiero 266 che risale ripidamente un costone, ma la fatica è mitigata dall'appagante vista sul sottostante Lago Nambino! Proseguendo, scorgiamo anche l'abitato di Madonna i Campiglio e sulle magnifiche Dolomiti di Brenta!!
Terminato il bosco, accediamo alla conca denominata Busa dei Cavai, 2115 m. dove non c'è più traccia del piccolo lago segnato su alcune cartine. 
Al bivio, proseguiamo verso sinistra su prato (direzione sud-ovest), ancora in salita fino al culmine, per poi scendere al magnifico Lago Nero, 2240 m. Sono trascorse circa 2 ore dalla partenza! Il sentiero lo costeggia a destra, incorniciandone la sponda settentrionale, per poi risalire blocchi di rocce fino a raggiungere un bivacco in muratura.
Qui appare il grande Lago Seredoli, 2370 m. (abbiamo impiegato mezz'ora dal precedente lago), sovrastato a sinistra dall'omonima cima.

Chi lo desiderà può fare una piccola deviazione (del tutto facoltativa) prima di proseguire l'escursione: in circa un'ora è possibile salire alla cima del Monte Seredoli! Tale ascensione avviene però SENZA segnaletica e presenta qualche passaggio di primo grado! Solo nell'ultimo tratto si individuano vecchi segni in vernice rossa che indicano la via normale che sale alla vetta dal Lago Lambino.
Dalla cima, 2708 m. si gode di una vista che lascia senza parole!! Laghi blu cobalto tutto intorno a noi impreziosiscono la grigia roccia! A nord si riconoscono i Laghi Seredoli e Gelato e, più lontano, Lago Nambrone; a est vi è Lago Lambino; verso sud invece vediamo i ghiacciai dell'Adamello!
Per scendere, inizialmente si intraprende a ritroso la via fatta per la salita per poi seguire i rari e vecchi segni di vernice rossa in direzione est, ovvero verso il lago Lambino.
Man mano che perdiamo quota le rocce fanno spazio al prato e incrociamo il sentiero 232 che conduce al Lago Lambino, 2329 m. è trascorsa un'ora dalla partenza dalla Cima Serodoli.
Proseguiamo sul sentiero 232 che con un gradevole saliscendi su terreno prativo conduce nuovamente, in circa mezz'ora, al Lago Seredoli.
Da qui percorriamo a ritroso la via dell'andata, fino a ritrovare l'auto a malga Nambino.

In totale, l'itinerario ha richiesto 6  ore e mezza.
Concludo con un video che vi condurrà virtualmente sul percorso fatto!



Buona montagna!
Elisa












venerdì 20 maggio 2016

Rifugio Auronzo in inverno


Oggi vi propongo una gita divertentissima sia per gli adulti che per i bambini. Non si tratta di un'escursione, ma per questa volta consentitemi un'eccezione perchè ne vale la pena!

Lasciata l'auto al Lago d'Antorno, ci si reca all'ufficio informazioni di fianco al ristorante (telefono 3333142212) per la prenotazione della motoslitta guidata dall'autista, con traino che consente di trasportare fino a 4 persone e si sale fino al Rifugio Auronzo, 2330 m.

Il tragitto sarà un'esperienza indimenticabile: il vento sul viso, il ruggito della motoslitta, gli scorci sul versante sud delle Tre Cime di Lavaredo, sulla Croda Rossa, sui Cadini, sul Cristallo e il Piana vi imprimeranno un'energia che accompagnerà per molti giorni! Ma non è finita qui...
Giunti al rifugio Auronzo l'autista vi assegnerà uno slittino a testa spiegandovi che potrete utilizzarlo per scendere quando ne avrete voglia e vi saluterà per tornare a fare la spola.
Pochi attimi e sarete immersi nel più totale silenzio (salvo il gracchiare di qualche corvo).
Prenderete atto di ritrovarvi circondati solo dalle maestose ed imponenti cime dolomitiche, e da metri neve.. Potreste sentirvi "abbandonati" in alta quota, isolati e dimenticati dal mondo.. Ma se amate la montagna impiegherete davvero poco ad abituarvi a tale sensazione! Vi sentirete in Paradiso e fortunati per poter avere quel luogo, affollatissimo in estate, tutto per voi!

ATTENZIONE: il Rifugio Auronzo è chiuso in inverno pertanto dovrete provvedere a portarvi cibi e bevande da valle; in caso di freddo o maltempo, sul lato nord del rifugio, vi è il bivacco (non riscaldato) dove potrete trovare riparo.

A malincuore vi siederete sullo slittino per scendere a valle.. Ma la tristezza lascerà ben presto posto a risate e adrenalina: sono ben 7 i km da percorrere!!
Lo slittino dovrà essere lasciato a malga Da Rin per cui affronterete a piedi la distanza che la separa dal Lago d'Antorno (circa un Km), ma sarà un piacevole saliscendi.

N.B. Se qualcuno non volesse scendere in slittino può usufruire della motoslitta. Non sarà fatto pagare supplemento.

Nulla vieta ai più volenterosi di salire/scendere a piedi luongo la strada, facendo però attenzione a non intralciare il transito delle motoslitte che fanno la spola.

ATTENZIONE!! è sconsigliato avventurarsi verso il Rifugio Lavaredo (chiuso in inverno) senza essere informati sul rischio valanghe!!!

Vi saluto lasciandovi il link del video di questa fantastica esperienza!
Alla prossima avventura,
Elisa



giovedì 21 aprile 2016

Passeggiata invernale a Malga Foresta.


Chi ama camminare, lo fa in ogni stagione!
Qui siamo in Val di Braies, Alto Adige, nel parco naturale Fanes-Senes-Braies.
L'itinerario è adatto a famiglie e non presenta alcuna difficoltà!
Lasciata l'auto presso il parcheggio a pagamento del Lago di Braies, ci incamminiamo verso la chiesetta e il lago, che in inverno è interamente ghiacciato e coperto di neve! Praticamente un'infinita distesa bianca!!
Invece di percorrere il sentiero che lo costeggia sul versante occidentale, attraversiamo il Lago di Braies per l'intera lunghezza in direzione sud, con la maestosa Croda del Becco di fronte a noi.
Giunti alla riva meridionale, attraversiamo un ponticello di legno (in gran parte sommerso di neve) e ci addentriamo nel rado bosco della fiabesca Val Foresta.
 La salita è talmente leggera che è praticamente impercettibile.. E i pini ammantati di neve sono spettacolari!
Il percorso viene battuto perciò è percorribile con normali scarponi da trekking!
In circa un'ora si raggiunge Malga Foresta, 1590 m. m s.l.m.!
ATTENZIONE: in inverno è chiusa pertanto è necessario portare con se cibi e bevande!
Il ritorno si effettua per la stessa via dell'andata e in meno di un'ora si ritrova il punto di partenza.
Il bar-ristorante dell'hotel è l'unica possibilità di ristoro!
Come di consueto, concludo la descrizione con il video dell'itinerario!




Dislivello: 94 m
Lunghezza:  6,2 km
Tempo di percorrenza: 1 h


Alla prossima avventura!
Elisa

lunedì 24 agosto 2015

Sentiero 217: da Fedaravecchia al Lago di Sorapiss


 Il famosissimo Lago di Sorapiss viene raggiunto quasi sempre col sentiero 215 che parte dal Passo Tre Croci.. Ma noi abbiamo deciso di avventurarci sul 217 che parte dalla località Fedaravecchia, sulla strada che unisce Auronzo e Misurina, in Val d'Ansiei!!
Per chi non sopporta camminanre "in processione" questo è il tragitto ideale: durante l'intera giornata (di FINE LUGLIO!!) ho incrociato 3 persone e 13 stambecchi!!!

Si parcheggia nei pressi dell'Hotel Cristallo, 1.368 m. di altitudine e, seguendo le segnaletiche SAT, ci si incammina su una comoda carrareccia che affianca le casette di Valbona ed entra in un affascinante bosco di faggi e conifere, ora in piano, ora in lieve discesa.
Dopo un po' si raggiunge un bivio e alla carrareccia si sostituisce un sentiero più stretto, sempre nel bosco... IN SALITA.
I numeri parlano chiaro: bisogna salire da 1300 m. a 1928; il dislivello c'è e il sentiero sale senza lasciare tregua.
Il tragitto non presenta difficoltà particolari (non è attrezzato, nè esposto), ma richiede fiato, determinazione e un po' di agilità per superare dei gradoni di roccia.. Bisogna spesso aiutarsi con le braccia e scegliere bene dove appoggiare i piedi.
Tuttavia la sensazione di fatica viene mitigata dai paesaggi.. Si risalgono delle bellissime cascate e, guadagnando quota il bosco lascia spazio a una vegetazione particolarmente selvaggia.. Non mi era mai capitato di camminare in un habitat simile.. Modello "giungla"! Si incontrano specie vegetali e insetti mai visti in precedenza.
E alle spalle la distesa boschiva della Val d'Ansiei, i Cadini, Le Tre Cime. la Torre degli Scarperi e il Cristallo!!
Più si avanza, più la vallata si restringe.. E la pendenza aumenta...
Si entra nell'anfiteatro del Monte Sorapiss.
La vegetazione diviene poi costituita prevalentemente da pini mughi e in poco più di 3 ore si giunge al Rifugio Vandelli, 1928 m. Alle sue spalle, poco lontano, il lago Sorapiss con il caratteristico e unico colore.
Dopo la pausa pranzo si ritorna.. Noi abbiamo scelto il medesimo sentiero 217!
Anche in discesa questo sentiero non permette di rilassarsi: occorre MOLTA ATTENZIONE perchè i sassi rotolano sotto gli scarponi e la pendenza è ripida.. Lo scivolone è in agguato!!!
 Vi saluto con il video dell'escursione!


Buona montagna!
Elisa



mercoledì 12 agosto 2015

Monte Piana


Il Monte Piana è un luogo di grande rilievo storico essendo stato terreno di battaglia durante la Grande Guerra. Inoltre offre un'incredibile panoramica a 360 gradi su maestosi gruppi dolomitici quali i Cadini di Misurina, le Marmarole, il Sorapis, il Cristallo e Cristallino, Croda Rossa, Picco di Vallandro, Rocca dei Baranci, Torre degli Scarperi, Monte Paterno, Tre Cime di Lavaredo. Verso nord inoltre si possono intravedere le vette innevate della Val Aurina e del ghiacciaio austiaco Grossglockner.
Conviene salire con la jeep-navetta (5 km in poco più di 10 minuti) che parte dal versante nord del Lago di Misurina per poter avere più tempo a disposizione per percorrere i senieri in quota.
La jeep ci lascia al Rifugio maggiore Angelo Bosi, 2205 m. al cui interno si può visitare un piccolo museo privato che racchiude alcuni reperti, fotografie e documenti della Grande Guerra.
Con una scalinata si accede alla Cappella degli Eroi dedicata ai Caduti del Monte Piana.
Da qui si possono intraprendere i vari sentieri, percorribili solo a piedi, che conducono alle trincee e ai siti storici del Museo all'aperto della 1^ Guerra Mondiale.
Non vi è un percorso obbligato e tutti i tracciati che solcano l'assolato altopiano risultano facili e piacevoli! A seconda di quanti reperti storici si vogliono visitare la passeggiata può protrarsi per 2-4 ore.
Sostanzialmente la cima è un vasto altipiano gobboso, che si estende in lunghezza per circa 2 chilometri, diviso a metà da una depressione, un colletto denominato 'Forcella dei Castrati' (f.lla de i Castrade).

Mete simbolo sono:
- Capanna Carducci sulla cima Sud  (privata-chiusa al pubblico) sul "versante italiano".
  Raggiungibile dal Rif. Bosi in 20 minuti circa: 1 km. circa per 120 mt. di dislivello.

- Piramide Carducci, 2.324 m. monumento dedicato al poeta compositore dell'Ode al Cadore distrutto durante la guerra e ricostruito nel 1923

- Croce vicina all'Osservatorio Italiano e la Croce di Dobbiaco, spettacolare luogo panoramico verso la val di Landro, con il laghetto di Landro e Dobbiaco.

Per i camminatori più esperti vi è la possibilità di percorrere un sentiero per esperti che si protende sulle postazioni più esposte sul margine di vertiginose pareti, sentiero in parte attrezzato con cordino metallico (ferrata).
 Video dell'itinerario:

Cenni storici


Nel 1866, dopo la conclusione della terza guerra d'indipendenza, l'Austria fu costretta dai trattati a cedere il Veneto, ma non volle però cedere nella delimitazione dei confini, conservando così il pieno dominio sulle creste e sui punti più alti lungo tutta la frontiera, garantendosi un vantaggio sotto il punto di vista militare]: la commissione paritaria italo-austriaca decise che sul monte Piana la frontiera sarebbe coincisa con il vecchio tracciato del 1753, che divideva la Repubblica di Venezia dall'Impero austriaco, lasciando all'Austria la val Rienza. Questo fu, lungo tutta la frontiera, l'unico punto in cui l'Italia aveva un vantaggio dal punto di vista militare; il pianoro sommitale era per i 2/3 in possesso italiano, le pendici meno scoscese erano tutte a favore del territorio italiano e il monte stesso rappresentava un vero e proprio cuneo sulla val di Landro (Höhlensteinertal, Dürrental) e quindi una posizione vantaggiosa per un'eventuale avanzata militare verso la sella di Dobbiaco (Toblacher Sattel) e quindi la val Pusteria (Pusteral).

Nel periodo dal 1792 al 1815, durante le guerre napoleoniche, tutta la val Pusteria fu teatro di scontri e Dobbiaco passò per un breve periodo (1809–1814) sotto il dominio italiano. Dalla seconda metà dell'Ottocento, con l'unità d'Italia e una tranquillità diplomatica generalizzata in tutta Europa dopo la fine della guerra franco-prussiana, Dobbiaco divenne una meta turistica grazie all'apertura della linea ferroviaria Vienna-val Pusteria ("Südbahnlinie"). Nel 1871, con la costruzione di un albergo della medesima "Südbahngesellschaft" (oggi centro culturale e congressi Grand Hotel), la fama di Dobbiaco come luogo di cura e soggiorno aumentò considerevolmente.

Gli austriaci non abbassarono mai l'attenzione sul monte Piana, nonostante fosse ormai soprattutto una meta turistica, e fin dai primi anni sbarrarono completamente l'accesso alla valle di Landro subito dopo l'abitato di Carbonin (Schluderbach), con un'opera fortificata supportata da artiglierie in caverna posizionate su monte Rudo (Rautkofel) e su monte Specie (Strudelkopfe). Inoltre, questo apparente vantaggio italiano, era contrastato anche negli eventuali movimenti di truppe sulla sommità del Piana, in quanto tutto il tavolato era controllato dalle posizioni d'osservazione sul monte Cristallo (Cristallkopf) e di cima Bulla (Bullkopfe) e tenute sotto il costante controllo delle artiglierie piazzate nei forti di Landro a nord e Prato Piazza (Platzwiese) ad ovest e dalle bocche da fuoco situate a torre dei Scarperi (Schwabenalpenkopf) e su torre di Toblin (Toblingerknoten); l'accesso a Dobbiaco era praticamente sigillato.
 

 Non mi resta che salutarvi!
Alla prossima escursione,
Elisa.

giovedì 4 giugno 2015

Grotte del Caglieron



Per questa volta faccio un'eccezione: non parlo di una vera e propria escursione alpina, ma di una facilissima passeggiata, lunga circa 1 Km, adatta anche a famiglie con bambini, che però è circondata da scenari unici e spettacolari!!!
Si giunge in auto a Breda di Fregogna, una località nei pressi di Vittorio Veneto (Treviso), sulle prealpi del Cansiglio, dove parcheggiamo.
Qui troviamo un info point con tavoli per picnic e un chiosco per chi desidera uno spuntino.
Molte famiglie prendono il sole lungo il torrente Caglieron, noi ci incamminiamo lungo il suo corso seguendo le indicazioni "Grotte".
Dopo pochi metri troviamo il primo pannello descrittivo dove viene spiegata la struttura geologica del terreno e l'origine in parte naturale, in parte artificiale delle grotte. L’attività estrattiva, che risale al 1500 e forse anche prima, forniva il materiale per la costruzione di stipiti, architravi, ecc., che si possono ancora osservare sulle vecchie case e i palazzi di Vittorio Veneto e dintorni.
Interessante il metodo di estrazione praticato: essendo gli strati inclinati anche oltre i 45°, il distacco del materiale, provocato utilizzando grossi scalpelli che hanno lasciato segni ancora visibili, avveniva a blocchi, con l’avvertenza però di lasciare delle colonne inclinate a sostegno della volta. Ne è derivato così un insieme di suggestive cavità artificiali, distribuite lungo l’orrido, sul cui fondo scorre vorticoso e rumoroso il torrente, tanto da portare alla costruzione di un percorso attrezzato.
Sulla destra si può entrare alla grotta di Breda, a fondo cieco.
Di fronte, attraversando un ponticello, si giunge alla grotta di San Lucio, adibita all'affinamento del formaggio del caseificio Agricansiglio.
Proseguiamo e incontriamo un belvedere a forma di prua a picco su una cascata, dal quale si può ammirare la splendida forra naturale. Si intravede anche la prosecuzione del percorso costituito da una passerella in legno in discesa e non si può trattenere la curiosità di avanzare oltre!
Scendiamo affiancando numerose cascate, alte parecchi metri, con grandi marmitte alla base e troviamo la passerella in legno che entra nella grotta del  Caglieron, attraversandola da parte a parte, a picco sul torrente.
Nella parte più profonda della forra, si notano sulle pareti grandi concrezioni calcaree che chiudono per un tratto e in parte la volta, dando all’insieme l’aspetto di una grotta.
Sulle pareti della forra si aprono delle grandi cavità artificiali, ottenute dall’estrazione dell’arenaria, la tipica “piera dolza” (pietra tenera). Non mi dilungo in ulteriori descrizioni di questo tratto per non rovinarvi la sorpresa e lo stupore anzitempo! Mi limito ad anticiparvi che vi sentirete minuscoli e praticamente inghiottiti dallo scenario circostante!!
All'uscita della forra verrete abbagliati dalla luce e dal verde della ricca vegetazione! La passerella scende fino al giardino del ristorante costruito in un antico mulino. Poco più a valle troverete un altro mulino funzionante.
Sulla provinciale, nei pressi del Ponte del Caglieron, vicino al parcheggio, si trova la piccola grotta dedicata dalla devozione degli abitanti alla Madonna e benedetta da Papa Luciani.
L'accesso alle grotte è gratuito e disponibile tutto l'anno. In inverno le cascate ghiacciano creando scenari altrettanti suggestivi!
Vi lascio alla visione del video dell'itinerario e vi saluto augurandovi buona escursione!!
Elisa


martedì 21 ottobre 2014

Dal Passo Staulanza al Rifugio Città di Fiume



Questa è una facile e breve passeggiata, ma suggestiva in tutte le stagioni grazie agli scorci su importanti gruppi dolomitici e alla maestosità del Monte Pelmo che avremo al nostro fianco per tutto il percorso!
Si può partire da Forcella Staulanza 1766 m e imboccare il sentiero n° 472 che permette di giungere al Rifugio Città di Fiume 1917 m in circa un'ora e mezza, con un percorso a saliscendi,  oppure come ho fatto personalmente, si può lasciare l'auto all'apposito parcheggio a 1.660 m  nei pressi del terzo tornante del Passo Staulanza, sul versante della Val Fiorentina.



Da qui inizia la comoda forestale n. 467 che conduce al rifugio in non più di un'ora, con una leggera salita.
Verrete subito conquistati dal Monte Pelmo 3.168 m. (parete nord-occidentale) che vi sembrerà di toccare tanto è vicino!

Già dopo pochi minuti, salendo circondati da un bosco non folto, potrete ammirare:
- alle vostre spalle (direzione sud) il Monte Civetta 3.220 m.
- la Val Fiorentina, la Marmolada, il Gruppo del Sella in dirzione ovest

Se avete scelto come me l'autunno per compiere la passeggiata potrete ammirare una moltitudine di colori perché il bosco è ricco di larici che in questa stagione si tingono d'oro, ocra e rosso rame.

Proseguendo la salita, incontriamo la Malga Fiorentina 1.790 e la visuale si apre anche in direzione nord per cui saranno visibili Cima Amrizzola e il gruppo della Croda da Lago.
Improvvisamente comparirà ai nostri occhi il Rifugio Città di Fiume 1918 m costruito proprio alle pendici del Pelmo.
Alle sue spalle, la linea dolce del Col de la Puina, 2254 m e la Forcella Forada.
Dal rifugio potrete ammirare ancora meglio Sella, Marmolada e Civetta perché la radura è priva di alberi che ostacolino la visuale.
Da qui, volendo, si può proseguire per ulteriori mete:
- per Forcella Ambrizzola (2277 M.) 434 – Rif. Palmieri Gianni-Croda da Lago;
- per Forcella Col Roan – 458 – Val de Busela – 458 – Taulà Regoietes – 458 – Rif. Alpe di Senes;
- Forcella Forada – 480 – Forcella Val d’Arcia – 480 – Rif. Venezia;
- Forcella de la Puina – 467- Forcella Roan – 467 – Forcella Col Roan – 458 – Malga Prendera – 436 – Forcella Col Duro (2293 M.) – 436 – Forcella Ambrizzola (2277 M.) – 436 – Malga di Mondeval di Sopra (2158 M.) – 436 – Forcella Giau (2360 M.) – 436 – Rif. Passo Giau (2233 M.)

Il rifugio è aperto, oltre che nella stagione estiva, tutti i weekend invernali e il sentiero 472 è percorribile con ciaspole ai piedi!
 Vi lascio ora percorrere la passeggiata virtualmente!



La vostra Elisa vi saluta e vi augura come sempre buona montagna!!





























martedì 7 ottobre 2014

Giro delle Tre Cime di Lavaredo

Non ci si abitua mai alla successione di panorami mozzafiato di questa escursione! Dal primo all'ultimo passo sembra di vivere in una dimensione parallela, o di vivere un sogno.
Inevitabile desiderare di tornare.. Per accertarsi di non aver sognato e che i luoghi visti esistano davvero!!
Si sale al Rifugio Auronzo in autobus o in auto, usufruendo della strada a pedaggio (24 Euro).
Da qui si imbocca il sentiero 101 che si dirige verso nord-est.
Si gode di un ampio panorama verso la Valle dell'Ansiei e Auronzo di Cadore, i Catini di Misurina (m 2839), il lago di Misurina e il Lago d'Antorno, il Sorapiss (m 3205) e il Monte Cristallino di Misurina (m 2775), si percorre la strada sterrata chiusa al traffico veicolare, che, con andamento pianeggiante, porta al Rifugio Lavaredo.
Dopo circa quindici minuti dalla partenza, si raggiunge una piccola chiesetta dedicata a Maria Ausiliatrice e, lì vicino, una stele ricorda Paul Grohmann, pioniere delle scalate sulle Dolomiti. Proseguendo, di fronte si vede la Croda dei Toni (m 3094) e, quando la strada gira verso sinistra, appare anche la Croda Passaporto (m 2701).
Questo tratto è pianeggiante e affrontabile a tutte le età.. L'unico neo è il sovraffollamento: davvero eccessivo nei mesi estivi.. Per poter avere questo paradiso tutto per me, ho scelto di salire a inizio ottobre!
Raggiunto il Rifugio Lavaredo, si possono scegliere due soluzioni: salire sulla sinistra lungo il sentiero che taglia diagonalmente i depositi detritici alla base della Torre Piccola di Lavaredo, o proseguire per la strada che segue un percorso un po' più lungo, ma più agevole.
Personalmente ho scelto la seconda opzione.
Poco dopo il Rifugio Lavaredo troviamo il bivio con il sentiero 104 che però dobbiamo lasciare sulla destra e assicurarci di proseguire in direzione del Rifugio Locatelli.
Salendo verso la Forcella Lavaredo abbiamo di fronte le pareti della Cima Piccola, costituite da Dolomia Principale, dove, nelle giornate di bel tempo si possano ammirare i rocciatori impegnati nel superamento delle vie alpinistiche.
Giunti sulla forcella, punto più elevato dell'intera escursione, vale la pena soffermarsi qualche minuto per godersi la vista su inimitabili paesaggi montani: sulla sinistra si ergono maestose le Tre Cime di Lavaredo (che qui sono davvero VICINISSIME!!) e, di fronte, una serie di rilievi sembrano darci il benvenuto con un abbraccio! Si tratta del Monte Rudo (m 2826), la Croda dei Rondoi (m 2859), la Torre dei Scarperi (m 2687), il Monte Mattina (m 2464), la Torre Toblino (m 2617) e il Sasso di Sesto (m 2539) ai piedi del quale si distingue il Rifugio A. Locatelli, mentre sulla si erge il Monte Paterno (m 2619) e ancora la Croda Passaporto (m 2701).


Dalla Forcella si scende lungo la strada per breve tratto, poi, appena superata la sbarra metallica, si abbandona la strada sterrata per il sentiero di destra, che per breve tratto sale lungo il ghiaione, per poi proseguire con andamento pianeggiante o a brevi saliscendi.
Qui si può scegliere tra due opzioni: proeguire sul sentiero 101 fino al Rifugio Locaelli o procedere sulla strada più breve, ma PRIVA DI SEGNI SAT che corre in direzione ovest parallelamente alle Tre Cime.
Io ho scelto quest'ultima e in circa 30 minuti ho raggiunto Malga Langa, costruita ai piedi delle Tre Cime.
Da qui si sale per breve tratto e, sulla sinistra, si vedono i tre laghetti delle Tre Cime.
Raggiunto il punto sommitale della salita, il sentiero prosegue lungo un tratto con andamento da pianeggiante e leggermente in salita, tagliando trasversalmente un grande ghiaione.
Terminato il ghiaione, si raggiunge la Forcella di Mezzo. Da qui si affronta l'ultimo breve tratto dell'escursione, dove il sentiero ha un andamento a continuo leggero saliscendi e da cui si possono ammirare i maestosi Cadini di Misurina.
Dopo circa tre ore e mezza di cammino, si giunge nuovamente al Rifugio Auronzo da cui eravamo partiti.
Come sempre vi lascio il link per effettuare virtualmente l'itinerario descritto!




Buona montagna,
Elisa.




giovedì 14 agosto 2014

Traversata tra le Dolomiti di Sesto: Rifugi Auronzo, Lavaredo, Pian di Cengia, Zsigmondy-Comici, Fondovalle.

Questa escursione è abbastanza lunga  ma non presenta difficoltà e regala panorami mozzafiato e molta soddisfazione.
Si parte dal Rifugio Auronzo, 2330 m. raggiungibile in autobus o con la propria auto usufruendo della strada a pedaggio (24 Euro).
In circa 30 minuti, con una comoda, pianeggiante e frequentatissima carrozzabile (sentiero 101) si raggiunge il Rifugio Lavaredo, 2344 m. passando per la piccola Chiesetta dedicata a Maria Ausiliatrice. Meglio concentrarsi sul panorama invece che sulla folla di gente sul percorso:
- alle nostre spalle lasciamo la Croda Rossa e il Cristallo;
- alla nostra destra i magnifici Cadini;
- a sinistra il versante sud delle Tre Cime;
- davanti a noi il Lago di Auronzo e la Croda dei Toni
Poco dopo il rifugio Lavaredo, incontriamo un bivio: qui abbandoniamo il sentiero 101 e imbocchiamo il 104 che scende verso destra, costeggiando il laghetto di Lavaredo e gira attorno alla Croda di Passaporto (2719 m., gruppo del Paterno).
Il panorama cambia completamente: si apre al nostro sguardo un' inaspettata vallata, dominata dal versante sud della Croda dei Toni, davanti a noi e dal gruppo del Paterno sulla nostra sinistra!
Da qui è visibile gran parte del nostro percorso: dapprima pianeggiante, poi, in fondo, alla vallata, si intravede uno zig-zag con cui il sentiero risale la Croda dei Toni.
Devo ammettere che pur amando camminare, è un po' sconfortante constatare quanta strada ci attenda.. Ma vi do consiglio: non fatevi scoraggiare perché una volta avviati, il tempo e i Km voleranno e il panorama sarà così affascinante che non farete più caso a lunghezza e fatica!
 Superata una leggera salita a metà percorso, ci attende una sorpresa: il piccolo lago di Cengia. Lì vicino è stato posizionato anche un piccolo monumento ai caduti della Grande Guerra.
Vale la pena fare una piccola sosta.. Se guardiamo alle nostre spalle la Croda di Passaporto è spettacolare e dietro di essa è riconoscibile il profilo delle Tre Cime. Poco più a sinistra invece si erge il Cristallo.
Riprendo il cammino; è giunto il momenti di affrontare i 3 tornanti in salita che si vedevano in lontananza.. Non sono faticosi quanto sembravano!
E giunti in cima, lasciando sulla destra il sentiero 107 diretto a Forcella Croda dei Toni e al Rif. Carducci, continua la salita, tra i ruderi delle costruzioni risalenti alla Grande Guerra.
Finalmente vediamo il seguito del nostro percorso: in realtà la salita non è finita, occorre raggiungere la Forcella Pian di Cengia.
Sulla destra, in alto si intravede un ponte che dovremo attraversare.. Mi impensierisce perché soffro un po' di vertigini!
Raggiunta la forcella, è possibile vedere i Laghi dei Piani, il Rifugio Locatelli, Torre Toblin, il gruppo dei Baranci e degli Scarperi. Incredibile il senso di libertà che si prova lassù, con le nuvole che corrono sopra alla nostra testa..
Ignoriamo le indicazioni per il rifugio Locatelli e proseguiamo sul sentiero 101; un cartello indica che il Rifugio Pian di Cengia dista 10 minuti.
Troviamo subito il ponte che avevamo visto poco prima.. WOW: è a strapiombo, ma è largo per cui non crea problemi di vertigini! Pochi passi e ci appare davanti il piccolo rifugio 2528 m... La Croda dei Toni 3094 m. da qui è veramente imponente!! Sul versante opposto si riconosce Cima Undici, solcata dalla Strada degli Alpini.
Abbiamo impiegato 2 ore e un quarto a salire dal Rifugio Lavaredo.
Dopo esserci rifocillati, ripartiamo in direzione del Rifugio Zsigmondy-Comici. Il sentiero è veramente suggestivo!! Dopo un breve tratto pianeggiante e un po' esposto che sembra scolpito nella roccia, si comincia a scendere con scorci mozzafiato su Cima Undici e Croda dei Toni.
In circa un'ora si raggiunge il rifugio. Da qui si prosegue sul sentiero 103 che conduce al Rifugio di Fondovalle; dopo un breve tratto di discesa abbastanza ripida e con qualche masso da scavalcare si prosegue con una pendenza più dolce. L'ultimo tratto, sotto Cima Uno, è immerso nel bosco.
In circa due ore raggiungiamo il Rif. di Fondovalle e da qui si prosegue sulla comoda carrozzabile  piana (sentiero 102) che conduce in circa 30 minuti all' Hotel Dolomitenhof e alla fermata del bus.
Per avere un assaggio di ciò che vi attende sul percorso vi consiglio di guardare il video:



Buona escursione!
Elisa.